Note al Capitolo Tredici.

(1).  .  Boutroux,  La  contingenza  delle  leggi  della  natura,
traduzione  di  A.  Testa, Signorelli, Milano, 1960,  pagina  142.
Confronta  anche  A.  Negri (a cura di),  Novecento  filosofico  e
scientifico, Marzorati, Milano, 1991, volume 1, pagina 736.

(2). . Boutroux, La philosophie de Kant, Flammarion, Paris, 1965,
pagine 367-368, citato da G. Invitto, mile Boutroux, in A.  Negri
(a cura di), Novecento filosofico e scientifico, citato, volume 1,
pagina 726.

(3). . Boutroux, La contingenza delle leggi della natura, citato,
pagina 738.

(4). Ivi, pagina 741.

(5). Confronta ivi, pagina 740.

(6). Ivi, pagina 734.

(7). Ibidem.

(8).  Non  si  possono  estrarre le forme superiori  dalle  forme
inferiori  per  via  di  analisi,  perch  esse  contengono  degli
elementi  irriducibili a quelli delle forme  inferiori.  Le  prime
trovano  nelle  seconde soltanto la loro materia  e  non  la  loro
forma (ibidem). Il corsivo  nostro.

(9). Ivi, pagina 738.

(10). Ivi, pagina 737.

(11). Ivi, pagina 741.

(12). Ivi, pagina 740.

(13).   Confronta  .  Boutroux,  Science  et  religion  dans   la
philosophie contemporaine, Flammarion, Paris, 1908, pagine  76-77,
citato  da  G. Invitto, mile Boutroux, in A. Negri (a  cura  di),
Novecento filosofico e scientifico, citato, volume 1, pagina 728.

(14).  .  Boutroux,  Science  et  religion  dans  la  philosophie
contemporaine,  citato, pagina 323, citato da  G.  Invitto,  mile
Boutroux, citato, pagina 729.

(15).  .  Boutroux,  Science  et  religion  dans  la  philosophie
contemporaine,  citato, pagina 373, citato da  G.  Invitto,  mile
Boutroux, citato, pagina 730.

(16). Vedi volume secondo, capitolo Nove, 1, pagina 209.

(17).  Confronta  . Boutroux, La contingenza  delle  leggi  della
natura, citato, pagina 156. Confronta anche A. Negri (a cura  di),
Novecento filosofico e scientifico, citato, volume 1, pagina 743.

(18). Ibidem.

(19).  H.  Bergson, Introduzione alla metafisica,  a  cura  di  V.
Mathieu,  Laterza,  Bari, 1983, pagina 44. Per  l'esposizione  del
pensiero  di  Bergson  faremo quasi esclusivamente  riferimento  a
questa  sua  opera  per  due motivi:  da  un  lato    di  lettura
relativamente  facile  (e  potrebbe rappresentare  anche  per  uno
studente  una buona occasione per un approccio diretto a Bergson);
dall'altro  perch - come ha scritto V. Mathieu - Questo  scritto
ci  aiuta  a trovare una sistematicit nella filosofia di Bergson:
non una sistematicit preconcetta di cornici prefabbricate, ma una
sistematicit  funzionale,  analoga  a  quella  di  un   organismo
vivente (ivi, pagina 8).

(20). Ivi, pagina 42.

(21). Vedi volume secondo, capitolo Cinque, 4, pagina 136.

(22). H. Bergson, Introduzione alla metafisica, citato, pagina 45.

(23). Ivi, pagine 44-45. Il corsivo  nostro.

(24). Ivi, pagina 45.

(25). Ivi, pagina 46.

(26). Ivi, pagina 47.

(27). Vedi capitolo Quattro, 3, pagina 127.

(28). H. Bergson, Introduzione alla metafisica, citato, pagina 47.

(29).  Consideriamo, ad esempio, [...] il movimento nello spazio.
Lungo  tutto  il  movimento,  io  posso  rappresentarmi  possibili
fermate:  sono quelle che chiamo "posizioni" del mobile,  o  punti
per  cui  il  mobile  passa.  Ma con le posizioni,  fossero  anche
infinite di numero, non far mai un movimento: esse non sono parti
del  movimento, ma altrettante vedute prese su di esso; non  sono,
potremmo  dire, che supposizioni d'arresto (ivi, pagina  71).  Il
corsivo  nostro.

(30). Ivi, pagina 72.

(31). Ivi, pagina 73.

(32). Confronta ivi, pagina 50.

(33).   Ivi,   pagine  49-50.  E'  facile  immaginare  l'interesse
suscitato  in Bergson dalle nuove teorie del tempo e dello  spazio
elaborate da Einstein.

(34). Ivi, pagine 77-78.

(35). Vedi volume primo, capitolo Undici, 4, pagina 230.

(36).  Queste  espressioni  non sono di  Bergson,  ma  sono  molto
familiari agli studenti (e agli insegnanti).

(37). H. Bergson, Introduzione alla metafisica, citato, pagina 80.

(38). La vita  invenzione ed  proprio per questo che sussistono
e  appaiono  individui,  tipi  specifici,  gruppi  sociali.  E  il
carattere  che  colpisce  di  pi  dell'evoluzione    di   essere
creatrice.  Intendiamo con ci realizzatrice di gruppi  di  organi
fisici,  di  istinti, di disposizioni intellettuali, di  idee,  di
associazioni, di istituzioni collettive che prima non esistevano e
che  una volta realizzate forniscono alla vita ci che le permette
di  durare  e di diffondersi in una moltitudine di forme  variate
(A.  Cresson,  Bergson. Sa vie, son ouvre avec  un  expos  de  sa
philosophie,  PUF, Paris, 1961, pagina 44, citato da A.  Prontera,
Henri  Bergson,  in  Novecento filosofico e  scientifico,  citato,
volume 1, pagina 770).

(39).  L'volution cratrice (1907)  il titolo di  un  importante
saggio di Bergson.

(40). H. Bergson, L'evoluzione creatrice, in H. Bergson, Opere,  a
cura di E. Paci, UTET, Torino, 1971, pagina 182-183.

(41). Confronta ivi, pagina 187.

(42). Ivi, pagina 184. I corsivi sono nostri.

(43). Ivi, pagina 148.

(44). Ibidem.

(45).  Ivi,  pagina 181. Sadi-Nicolas-Lonard Carnot  (1796-1832),
fisico,  uno dei fondatori della moderna termodinamica.

(46). Confronta F. Nietzsche, La volont di potenza, af. 7, in  G.
Brianese  (a  cura di), La Volont di potenza di Nietzsche  e  il
problema filosofico del superuomo, Paravia, Torino, 1989,  pagina
50.

(47).  Boccioni,  Carr, Balla, Severini,  La  pittura  futurista.
Manifesto  tecnico,  in  I manifesti del  futurismo,  Edizioni  di
Lacerba, Firenze, 1914, pagina 27.

(48). F. T. Marinetti, La battaglia di Tripoli, Edizioni futuriste
di Poesia, Milano, 1911, pagina 20.

(49). Ibidem.

(50).  Manifesto  del  futurismo, 9, I  manifesti  del  futurismo,
citato pagina 6.

(51). Ma quando si pensi che la rivoluzione fascista non ,  come
vorrebbe la maggior parte di noi, [...] una reazione alla cronaca,
agli  episodi,  alle occasioni, bens tutto un  vasto  e  profondo
processo  di  revisione  degli attuali valori  civili,  culturali,
politici,  spirituali,  una  critica ampia  e  spregiudicata  alle
attuali forme del viver civile, di tutto ci che  moderno (K. E.
S.  Suckert, Prefazione a A. Soffici, Battaglia fra due  vittorie,
La  Voce,  Firenze,  1923,  in R. De Felice,  Autobiografia  del
fascismo,  Minerva Italica, Bergamo, 1978, pagina 192;  K.  E.  S.
Suckert  pi noto con lo pseudonimo di Curzio Malaparte).

(52).  Vedi  volume secondo, capitolo Quattordici, 1, pagine  403-
404.

(53).  Vedi  volume secondo, capitolo Quattordici, 4, pagina  425-
426.

(54).  E  filosofia e storia non sono gi due forme, sibbene  una
forma  sola,  e  non  si  condizionano a vicenda,  ma  addirittura
s'identificano (B. Croce, Logica come scienza del concetto  puro,
Laterza, Bari, 1971, pagina 190).

(55).  Come si sa, per Vico, il verum coincide con il factum,  per
cui  l'unica  scienza possibile  la storia; vedi volume  secondo,
capitolo Dodici, 7, pagina 315.

(56). Vedi capitolo Due, 8, pagine 66-67.

(57). Vedi volume secondo, capitolo Quattordici, 4, pagina 425.

(58). I primi studi di Croce sono di carattere prettamente storico
o di riflessione sulla storia: I teatri di Napoli dal Rinascimento
alla  fine del secolo diciottesimo (1892), La storia ridotta sotto
il  concetto generale dell'arte (1893), La rivoluzione  napoletana
del  1799  (1896),  Materialismo storico  ed  economia  marxistica
(1900),  La  Spagna  nella  vita italiana  durante  la  Rinascenza
(pubblicato   nel   1916,  ma  scritto  negli  ultimi   anni   del
diciannovesimo secolo).

(59).  Citato da E. Severino, La filosofia contemporanea, Rizzoli,
Milano, 1986, pagina 153.

(60). Citato ivi, pagina 154.

(61).   E'   giudizio  storico  anche  la  pi  ovvia  percezione
giudicante  (se non giudicasse non sarebbe neppure percezione,  ma
cieca  e  muta sensazione): per esempio che l'oggetto che mi  vedo
innanzi al piede  un sasso, e che esso non voler via da s  come
un  uccellino al rumore dei miei passi, onde converr  che  io  lo
discosti  col piede o col bastone; perch il sasso  veramente  un
processo in corso, che resiste alle forze di disgregazione o  cede
solo  a  poco a poco, e il mio giudizio si riferisce a un  aspetto
della  sua  storia  (B. Croce, La storia  come  pensiero  e  come
azione, Laterza, Bari, 1966, pagina 23).

(62). Il giudizio storico non  gi un ordine di conoscenze, ma 
la  conoscenza senz'altro, la forma che tutto riempie ed esaurisce
il campo conoscitivo, non lasciando posto per altro (ibidem).

(63). Ivi, pagina 52.

(64). Ivi, pagina 48.

(65). Ivi, pagina 52. I corsivi sono nostri.

(66). Ibidem.

(67).  Come  noto, la posizione personale di Croce di  fronte  al
fascismo  fu di costante opposizione, in difesa di una  concezione
liberale della societ. Il suo pensiero  comunque privo di quella
carica  di critica radicale che, ad esempio, svolgevano in  quegli
stessi anni gli esponenti della Scuola di Francoforte, prima  in
Germania e quindi dall'esilio.

(68).  La  chiave di volta di questa costruzione  filosofica  [il
marxismo]  sta nel concetto di "prassi" (G. Gentile. La filosofia
di  Marx.  Studi  critici,  a cura di  V.  A.  Bellezza,  Sansoni,
Firenze,  1974,  pagina 72). Questa pagina si trova  anche  in  G.
Gentile,  L'attualismo, antologia a cura di G. Brianese, La  Nuova
Italia, Firenze, 1995, pagina 3.

(69).  V.  Stella,  Giovanni Gentile, in  Novecento  filosofico  e
scientifico, citato, volume 1, pagina 492.

(70).  La  prassi  attivit creatrice, per cui verum  et  factum
convertuntur. E' sviluppo necessario, perch procede dalla  natura
dell'attivit  e  s'appunta  nell'oggetto,  correlato  e  prodotto
dell'attivit. Ma questo oggetto che si vien facendo per virt del
soggetto,  non    se  non una duplicazione  di  questo,  una  sua
proiezione    di    se    stesso,   una   sua    Selbstentfremdung
[autoalienazione].  La critica di questa  duplicazione,  il  suo
riconoscimento,    la  coscienza dell'avvenuto  sdoppiamento  del
soggetto, quindi una sintesi e, per conseguenza, un incremento del
soggetto. Non  possibile, riflette Marx, che l'educatore non  sia
stato educato. Ecco la prassi che, per la sua natura, si rovescia.
Essa  opera: si fissa in un oggetto; entra in contraddizione,  che
da   s   si   risolve   in   una  sintesi;  educatore,   educato,
educatoeducatore.  Tale lo sviluppo necessario della  prassi  (G.
Gentile,  La filosofia di Marx. Studi critici, citato, pagina  87;
oppure G. Gentile, L'attualismo, citato, pagina 7).

(71). Vedi volume secondo, capitolo Undici, 1, pagina 250.

(72).  G. Gentile, La riforma della dialettica hegeliana, Sansoni,
Firenze,  19754,  pagina  91; oppure in G. Gentile,  L'attualismo,
citato, pagine 23-24.

(73). Vedi volume secondo, capitolo Tredici, 1, pagina 355.

(74).  G. Gentile, La riforma della dialettica hegeliana,  citato,
pagina 225, oppure in G. Gentile, L'attualismo, citato, pagina 31.

(75).  G. Gentile, La riforma della dialettica hegeliana,  citato,
pagina 232, oppure in G. Gentile, L'attualismo, citato, pagina 36.
Con  filosofia  dell'azione si intende  indicare  una  posizione
emersa all'interno dello spiritualismo francese, secondo la  quale
solo  nell'azione di un soggetto (volont volente) su  un  oggetto
(volont voluta) si svela il vero significato della vita;  pi  in
generale,  rientrano nella filosofia dell'azione il pensiero  di
G. Sorel e il pragmatismo.

(76).  G.  Gentile, Teoria generale dello spirito come atto  puro,
settima  edizione riveduta, Le Lettere, Firenze, 1987, pagina  45;
oppure in G. Gentile, L'attualismo, citato, pagina 40.

(77). Ibidem.

(78).  G.  Gentile, Introduzione alla filosofia, Sansoni, Firenze,
19522,  pagina  33; oppure in Novecento filosofico e  scientifico,
citato, volume 1, pagine 519-520.

(79).  G.  Gentile,  Genesi e struttura della societ.  Saggio  di
filosofia  pratica, Sansoni, Firenze, 19752, pagina 33; oppure  in
G. Gentile, L'attualismo, citato, pagina 115.

(80).  G.  Gentile,  Genesi e struttura della societ.  Saggio  di
filosofia  pratica,  citato, pagina  57;  oppure  in  G.  Gentile,
L'attualismo, citato, pagina 119.

(81).  G.  Gentile,  Genesi e struttura della societ.  Saggio  di
filosofia  pratica,  citato, pagina 163;  oppure  in  G.  Gentile,
L'attualismo, citato, pagina 128.

(82). Ibidem. Il corsivo  nostro.

(83).  La  sua [di Mazzini]  s una concezione politica;  ma  di
quella  politica integrale, la quale non si distingue  cos  dalla
morale,  dalla  religione,  e da ogni concezione  della  vita,  da
potersi  fissare come per se stante, divisa e astratta  da  questi
altri  interessi  fondamentali dello  spirito  umano.  In  Mazzini
l'uomo  politico  quello che  in quanto ha una dottrina  morale,
religiosa, filosofica. Andate a dividere nel suo credo e nella sua
propaganda quello che ha mero significato politico da quello che 
piuttosto il suo credo religioso, o la sua intuizione ed  esigenza
etica  o convincimento metafisico, e non vi riesce pi di rendervi
conto  della grande importanza storica di quel credo e  di  quella
propaganda (G. Gentile, Origini e dottrina del Fascismo, 1927, in
R. De Felice, Autobiografia del fascismo, citato, pagina 324).

(84). Ibidem.

(85). Manifesto degli intellettuali fascisti (21 aprile 1925),  in
R. Papa, Storia di due manifesti, Feltrinelli, Milano, 1960.

(86).  Possiamo  ricordare ancora una volta  l'analisi  di  K.  R.
Popper sul platonismo e sullo hegelismo come filosofie che portano
a  una  concezione  della  societ  come  societ  chiusa,  cio
autoritaria.

(87). Manifesto degli intellettuali antifascisti (1 maggio 1925),
in R. Papa, opera citata

(88). Ivi, pagina 328.

(89). Ibidem.
